Giorgio Faro

Il corso, tenendo presente che il tema del lavoro è multidisciplinare (può essere trattato dall’economia, dalla politica, dalla sociologia, dalla medicina…), viene polarizzato sulle due dimensioni della filosofia e della teologia. E’ quindi diretto principalmente a partecipanti delle due facoltà. Il profilo del corso analizzerà il lavoro nella sua evoluzione storica, sottolineando la prospettiva antropologica, sia da un punto di vista filosofico che teologico.   Si toccheranno la concezione ebraica del lavoro, l’analisi dei primi filosofi greci, il lavoro nel cristianesimo nascente e la cattiva ricezione del neoplatonismo, che finirà per inserire dottrine a lungo estranee alla nostra fede. Aristotele e Tommaso D’Aquino avranno un focus speciale. Poi si passerà all’epoca della rivoluzione scientifica, alla teologia del lavoro nata dalla Riforma (su cui scriverà il sociologo Max Weber), e la volontà di potenza, che apre all’esaltazione luciferina del lavoro, il lavorismo, con opposte tendenze: la creazione di una nuova schiavitù economica (Mandeville) e il suo ribaltamento rivoluzionario, nel marxismo, vittima del positivismo scientifico. Si analizzeranno le tesi sul lavoro di F. Nietzsche, l’anelito a un’etica economica in J. M. Keynes e il pensiero neo-aristotelico sul lavoro di Max Scheler e di H. Arendt, con rispettive luci ed ombre. Infine, la riflessione di Simone Weil e la prima sistematica teologia cattolica del lavoro, con Giovanni Paolo II (già docente di Etica, scuola di Lublino). Una puntata a parte, infine, per il pioniere della santificazione del lavoro: J. Escrivá de Balaguer, che ha desiderato la nascita della PUSC.

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