◊ Nei libri profetici ci sono alcune allusioni alla scrittura delle profezie. Non sono però molto abbondanti:

  • Is 8,1.16: «[1] Il Signore mi disse: «Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: “A Maher-salal-cas-baz”». […] [16] Rinchiudi questa testimonianza, e sigilla questo insegnamento nel cuore dei miei discepoli».
  • Is 30,8: «Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne».
  • Ger 36. Racconto del rotolo bruciato dal re Ioiakìm e scritto di nuovo.

◊ La scrittura si presenta come simbolo dell'inesorabilità (Geremia) e della perennità (Isaia) della Parola divina. Si allude a una certa presenza dei "discepoli" dei profeti nel processo di scrittura. Ciò si può collegare all'ipotesi dello sviluppo dei libri profetici ad opera delle scuole dei profeti ai quali sono intitolati i libri. La teoria è ragionevole, ma non esiste evidenza che la possa confermare: gli indizi di sviluppo all'interno dei libri sono chiari, ma non abbiamo testimonianze sul modo in cui ciò sia avvenuto.

◊ Qualunque sia stato il loro processo di gestazione, i libri profetici dell'AT presentano una certa uniformità formale… o no? In generale la risposta sarebbe sì. Infatti, si trovano in essi molte convergenze nella forma e nel contenuto. Ma non è tanto facile dare una definizione che renda giustizia a tutti i libri profetici. Non sono semplici raccolte di oracoli (Giona nemmeno contiene uno). Se intesi come rapporti sulla vita e predicazioni dei profeti, deludono per la loro incompletezza.

◊ Tuttavia c'è un elemento comune a tutti i libri e che attira l'attenzione: tutti hanno un nome proprio di persona all'inizio. Parecchi di quelle persone non si trovano altrove nella Bibbia: Naum, Sofonia, Abdia… e, cioè, non servono a collegare testi o ad attribuirli una speciale autorevolezza. E la tendenza è così forte che gli unici due libri del corpus profetico che non avevano un nome all'inizio lo ricevono nel processo di ricezione (sono Lamentazioni e Malachia, che studieremo a suo momento).

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 [i] I libri profetici nella struttura canonica

◊ La prima cosa che occorre fare per studiare i libri profetici è sapere quali sono e dove si trovano nella Bibbia. Lo so che, avendo seguito con profitto il corso di Introduzione generale alla Bibbia, conoscete perfettamente quali sono i libri, dove si trovano nel canone ebraico e cristiano, quali sono i cosiddetti "deuterocanonici", ecc. Comunque, allego qua una tabella che può servire per rinfrescare le conoscenze:

BH-AT

◊ Caso mai serve ricordarlo, i dodici profeti minori sono: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.

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 [ii] L'espressione nei libri profetici

◊ Dicevamo che i libri profetici dell'AT non sono mere raccolte di oracoli. Ma è logico che il ruolo di portavoce di Dio che svolgono i profeti si esprima molto frequentemente con l'oracolo = messaggio divino trasmesso. I segni testuali più comune per segnalare un oracolo sono la cosiddetta formula del messaggero כה אמר יהוה koh ˀamar YHWH "così ha detto il Signore" (291 volte nella Bibbia Ebraica) e l'espressione נאם יהוה nəˀum YHWH "oracolo del Signore" (254 volte).

◊ Ma, oltre l'oracolo si trova una notevole varietà di tipi di espressione, come si mostra nello schema:

Espressione profetica

Ultime modifiche: domenica, 25 ottobre 2020, 12:18